Origini del tressette e qualche notizia in merito… 

 

Le origini del gioco del "Tressette", sicuramente antiche, non sono ben definite. Alcuni storici attribuiscono questo gioco di carte e alcune sue varianti (tram, pizzico, tressette a perdere ecc.) all'inventiva di quattro muti, che, impossibilitati nel parlare, introdussero, tra le regole, alcuni gesti convenzionali per indicare delle particolari situazioni di gioco. Questa teoria spiegherebbe alcuni gesti ancora in uso, fatti mentre si gioca. I gesti a cui ci riferiamo, che venivano eseguiti nell'assoluto silenzio di circostanza, sono i seguenti: 


bussare, cioè battere le nocche delle dita sul tavolo per passare la mano di chiamata nel gioco del "tram" (variante del "tressette"a cinque giocatori); 


lisciare, cioè strisciare la carta sul tavolo per indicare al compagno che si è in possesso di una sola altra carta di quel palo (di valore inferiore); 

piombare, nel caratteristico gesto di lasciar cadere la carta da poche decine di centimetri sul tavolo, gesto per far capire la caduta (il piombo) dell'unica carta di un palo; 

giocata energica, per indicare che si è forti in quel palo. 

 

Mantenendo quasi intatte queste antiche gestualità e con l'introduzione di alcuni caratteristici termini (rigorosamente in dialetto), con nostro stupore l'antico gioco del "Tressette", è un gioco ancora molto coinvolgente ed attuale.

(da Libero Ricercatore )

 

Il fascino delle 40 carte trova una delle sue migliori realizzazioni nel tressette, un gioco fondato essenzialmente sulla logica, sul calcolo, sulla memoria, ma che vede anche nel lampo di genio una validissima attuazione. 

Questo gioco, popolare e d'élite al tempo stesso, trovò nella società partenopea il luogo di maggiore sviluppo, perché fu proprio la regione Campana a comprenderne ed intuirne le più complesse e misteriose sfumature. Fu importato in Italia nel '600 dagli Spagnoli, e veniva giocato sia nelle bettole del porto che nei più accreditati salotti della città. 

A Napoli trovò il primo tentativo di codificazione delle regole e delle norme ad opera di un anonimo prete che ne dettò il primo codice, e che in chiave scherzosa e buffa si firmò con lo pseudonimo di Chitarrella.

A quest'ultimo risale il detto "quanno nun tiene che jucà, joca coppe", che non ha alcun riscontro tecnico (ma che, pensandoci bene, potrebbe essere una truffaldina "convenzione" per far sapere subito al socio, di prima mano, che non hai nulla!) 

Il Tresette viene richiamato nell'antica canzone napoletana "Michelemmà, per cui molti autori e la stessa enciclopedia Treccani, misconoscendo le origini spagnole, ne fanno ascendere le origini proprio nei sobborghi della Bella Napoli, dove si tramanda - come in tutto il Sud - di padre in figlio. 

 

 

Il Primo Trattato sul Gioco del TreSette risale al 1750, scritto da Chitarella. Il codice di Chitarrella è un trattato in latino che codifica e chiarisce le regole dei giochi di carte dello scopone e del tressette, diffusi all'epoca della pubblicazione e pervenuti fino ai nostri giorni. Sull'autore, identificato con il sacerdote napoletano Marcello Chitarrella, forse monaco domenicano, non si conoscono notizie biografiche.

Esso è compendiato da un decalogo di regole essenziali che determinano lo spartiacque tra l'onesto giocatore e la bestia. Le differenze chiave poi la fanno la capacità di memorizzazione delle carte in uscita e l'esperienza sulla probabilità di vittoria in giocate a rischio.

Ma a distanza di 2 secoli, sono le regole di Chitarella ancora attuali, nel gioco agonistico e violento pieno d'alcool e bullismo dei baracci di periferia? Il presente post intende rivedere con un nuovo occhio critico il decalogo chitarelliano dell'"Onesto Giuocatore":

 

Chitarella dice: 1. Di prima mano, con il tre, non devi mai bussare.

 

Un'antica valutazione del più attuale: "Chi bussa perde l'asso". A gioco ancora coperto, dichiarare di comandare sotto un palo da un indubbio vantaggio informativo all'avversario. Numerose scuole aborrono ancora oggi la dichiarazione di Tre. Chi ha il Tre deve vedere scorrere il gioco ed eventualmente intervenire, mai guidarlo. In prima manus soprattutto.

 

Il tresette è un gioco pensato per 4 giocatori, organizzati in 2 squadre da 2 elementi; tuttavia può facilmente essere adattato al caso di 2, 3 o 5 giocatori, solitamente organizzati comunque in due squadre: nel caso di 3 giocatori si forma una squadra da 1 e un'altra da 2 giocatori, mentre nel caso di partite con 5 giocatori si formano due squadre rispettivamente di 2 e 3 giocatori.

La prima seria codificazione di questo gioco fu operata da Achille Cimmaruta che lo definì, tra l'altro, una scienza ed un'arte insieme.

In effetti rappresenta una vera e propria ginnastica mentale, ineguagliabile ed inimitabile; è un'eterna fonte di grandi discussioni, ma rimane anche fonte di grandi amicizie.

È un esercizio mentale in cui devono emergere le deduzioni e intuizioni di quanti vi si dedicano ed è fondato essenzialmente sulle distrazioni e le dimenticanze. 

 

A fronte di numerose richieste su quale sia la fonte del nome TRESSETTE postiamo alcune delle risposte trovate in merito:

 

1- il gioco si giocava con 40 carte in 3 persone e si pensa che l'etimologia della parola derivi dalle parole latine TRES SITIS= intre siate

 

2- Il gioco del tressette prende il nome da tre e sette; perché al tressette scoperto tre sette contano tre punti.
 

 

3- L'origine del nome non è chiara ma sembrerebbe che inizialmente il gioco prevedesse che anche i sette valessero 1/3 di punto e che quindi "tre" stesse ad indicare la carta gerarchicamente più alta e "sette" quella più bassa con valore di punteggio (3, 2, 1, 10, 9, 8, 7), per un totale di 12. Successivamente per donare una maggiore fluidità al gioco e per evitare che troppe partite finissero in pareggio il gioco venne affinato all'"otto" relegando il sette fra le scartine, conservando però il nome originale di riferimento "Tressette". Altra curiosità è che in epoca più recente, ed in particolare in alcune zone, anche attualmente vale la regola aggiuntiva che 'tre' "sette" ricevuti in seguito alla distribuzione delle carte da gioco, dia diritto a chiedere l'annullamento della mano e la ridistribuzione delle carte.

 

 

 

Tutto quello che seguirà non sono quindi regole ma solo esperienze personali di un gruppo di giocatori, maturate nel tempo e sui tavoli da gioco.